Fauve/Moyenne: Antieroe tra Crisalide e Farfalla

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Chiunque abbia sfogliato i miei romanzi, in particolare le Cronache del Tempo della Fenice (che al momento trovate qui), si sarà imbattuto in una protagonista decisamente fuori dal comune, soprattutto nel primo capitolo del suo percorso narrativo.

Fauve (nota nel Programma come Moyenne) rappresenta un equilibrio affascinante tra autoironia e malinconia. Ma attenzione: non parliamo di quella malinconia pesante che opprime il lettore, bensì di una riflessività contemplativa che diventa il suo tratto distintivo. È una figura che osserva il mondo circostante con sguardo acuto e disincantato, senza lasciarsi travolgere né dalle brutture né dalle bellezze che incontra lungo il cammino.

Fauve Lancaster Cronache del Tempo della Fenice
La immaginavi così, la nostra crisalide Fauve?

La Metafora della Crisalide

Il titolo stesso del primo romanzo, Crisalide, non è casuale. Chi ha seguito la storia comprende immediatamente il riferimento: Fauve è letteralmente questo per gran parte della narrazione. Una creatura ancora avvolta nel bozzolo protettivo dell’incertezza, esitante nelle decisioni e nel definire il proprio posto nel mondo, fino al momento cruciale in cui apre gli occhi – e le ali – per lottare finalmente per sé stessa.

La narrazione in prima persona amplifica questa trasformazione, permettendo al lettore di percepire ogni sfumatura del cambiamento attraverso il flusso continuo dei pensieri di Fauve:

  • Il suo senso di inferiorità costante
  • I tentativi spesso goffi di trovare una voce autentica
  • L’ambiguità tormentata dei suoi ideali
  • L’amore non corrisposto che la plasma

Tutti questi elementi si intrecciano per guidare scelte sempre più audaci e definitive, che la conducono a liberarsi dal bozzolo della crisalide per emergere come farfalla: fragile, dalla bellezza eterea, ma finalmente dotata di ali che le permettono di scegliere il proprio destino.

Antieroe o Inetta Pirandelliana?

Potremmo definirla un’inetta pirandelliana? Un’antieroina nel senso più puro del termine?

La risposta, soprattutto per il primo romanzo, sembra propendere verso il sì. Fauve incarna quella particolare categoria di protagonisti che non conquistano attraverso gesti eroici tradizionali, ma attraverso la vulnerabilità autentica e la capacità di crescere nonostante – o forse proprio grazie a – le proprie fragilità.

Cosa ne pensate? Riconoscete in Fauve i tratti dell’antieroe contemporaneo? Lasciate i vostri commenti e condividiamo insieme questa riflessione sui personaggi che sfuggono agli schemi narrativi tradizionali.


Pssst… Per chi si stesse chiedendo chi io sia, trovi tutto qui!

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